Manifesto Programmatico del ciclo di seminari “Incontrarsi per Cambiare il Mondo”*
In questo nuovo millennio stanno rapidamente accadendo avvenimenti a livello globale che fanno emergere in modo chiaro quanto le soluzioni e le strategie che l’uomo ha adottato fin qui, frutto delle sue conoscenze e convinzioni, siano inadeguate alla risoluzione dei problemi sempre più complessi che l’umanità si trova ad affrontare.
Le prospettive del pianeta in cui viviamo sono fortemente condizionate dalle nuove soluzioni che riusciremo a trovare a questi problemi.
In questa prospettiva è di fondamentale importanza comprendere che è necessario che ogni impegno e ricerca per una nuova umanità vada nel senso di una crescita della consapevolezza della realtà umana a livello individuale, delle società locali e delle storie e culture dei popoli.
In particolare, a questo riguardo, due livelli di intervento sembrano importanti e vanno segnalati: il lavoro “con” e “tra” i giovani e l’incontro tra “universi” paralleli, intendendo con il termine universi le terre ed i popoli, distanti tra loro, che hanno sviluppato storie e culture differenti e, nell’ambito di queste, hanno dato risposte diverse alle domande fondamentali dell’umanità.
Questi due livelli non sono necessariamente separati; al contrario la possibilità di lavorare contemporaneamente su entrambi può fornire il massimo di ricaduta sul piano della crescita individuale e planetaria.
A livello dei singoli ci si avvale dell’utilizzo delle tecniche di lavoro individuale e di gruppo e delle conoscenze dell’uomo e del suo sviluppo psicofisico, messe a disposizione dalla psicologia, dalla filosofia e dalla medicina; l’obiettivo di fondo è quello di una realizzazione equilibrata ed armoniosa dell’essere umano nelle sue varie dimensioni, nella consapevolezza di una stretta relazione tra gli aspetti psichici, psicopatologici ed esistenziali e della interconnessione tra il disagio globale sociale e planetario e le malattie ed il malessere dell’individuo. Ogni epoca ha le sue malattie prevalenti ed anche attraverso esse l’umanità si muove nel suo percorso evolutivo tra ignoranza e comprensione, tra errori e conquiste, tra regressione ed evoluzione.
A livello di incontro tra i popoli l’utilizzo delle stesse tecniche consente di avvicinare ed approfondire aspetti diversi della loro cultura e della loro storia; tra questi è importante privilegiare quelli relativi ai linguaggi artistici, all’arte cioè intesa come strumento di sintesi evolutiva; ai miti, alle leggende e alle fiabe di ogni popolo, come patrimonio di saggezza collettiva ed alle forme caratteristiche in cui si è evoluta la religiosità e la spiritualità.
In questo ambito ricordiamo che l’occidente e l’oriente hanno seguito percorsi di crescita ed evoluzione diversi e che uno degli aspetti fondamentali, oggi riconosciuti anche dal mondo scientifico, è che una nuova umanità potrà nascere dalla messa in comune delle conquiste e delle conoscenze, ma anche dalla consapevolezza dei limiti rispetto ai quali una nuova sintesi è necessaria.
A questo riguardo traggo spunto da una parte del discorso tenuto da P. Mariano Ballester presso il Centro Russia Ecumenica di Roma in cui riportava un’esperienza di K.G. Jung di cui ricorre il prossimo anno il cinquantenario della morte.
In un suo viaggio nel Nuovo Messico, Karl Gustav Jung incontrò un capo degli indiani Pueblos, che così parlò: “Vedi, i bianchi vogliono sempre qualcosa, sono sempre scontenti, irrequieti. Noi non sappiamo cosa vogliono. Non riusciamo a capirli. Pensiamo che sono pazzi”.
Jung chiese a questo capo perché‚ mai pensasse che i bianchi fossero tutti pazzi e l’indiano gli rispose:
“Dicono di pensare con la testa! Noi pensiamo con il cuore.”
E Jung conclude:
“Mi immersi in una lunga meditazione. Per la prima volta nella mia vita, così mi sembrava, qualcuno mi aveva tratteggiato l’immagine del vero uomo bianco. Era come se, fino a quel momento, non avessi visto altro che stampe colorate, abbellite dal sentimento. Quell’indiano aveva centrato il nostro “punto debole”. Aveva svelato una verità, alla quale siamo ciechi.”
Tutto quanto detto sopra rappresenta la premessa e lo sfondo con cui viene impostato il lavoro che si intende svolgere con i gruppi di ragazzi, studenti di vari ordini e gradi, provenienti dalla Russia: un incontro di crescita della consapevolezza del “Sé”, quindi una crescita del proprio mondo interno, ed una crescita della ”nuova coscienza, che già si estende da un confine all’altro della terra”. (P.M.Ballester, vedi cit. sopra).
Il lavoro pratico consiste in seminari che, utilizzano i linguaggi artistici del cinema, della letteratura, dei miti e delle fiabe, al fine di costruire una esperienza collettiva di crescita attraverso il lavoro di gruppo e l’energia che da questo può scaturire.
La visione di un film e l’approfondimento dei temi posti dallo stesso, attraverso una appropriata chiave di lettura, consentono di intraprendere un percorso partendo dalla espressione delle emozioni e dei pensieri che le tematiche suscitano in ognuno. La condivisione di tali vissuti porta i partecipanti dentro alla possibilità di rileggere la propria storia, il proprio mondo e le problematiche della propria vita alla luce di una consapevolezza ed una prospettiva diversi perché possa intraprendersi un processo trasformativo su cui continuare a lavorare nella vita di tutti i giorni.
Dr. Stefano Boni
*Manifesto programmatico del ciclo di seminari condotti annualmente con studenti e psicologi provenienti da università della Federazione Russa
